Legambiente ha recentemente pubblicato il report “Usa & getta o riutilizzabile? Facciamo chiarezza”, un’indagine che punta i riflettori su un fenomeno preoccupante: la commercializzazione di stoviglie in plastica vendute come riutilizzabili, ma che nella pratica vengono utilizzate come monouso. Questo trend mina gli obiettivi della Direttiva SUP (Single Use Plastic) e mette a rischio il comparto strategico italiano della chimica verde e delle bioplastiche compostabili.
Nel report di Legambiente c’è un’indagine su vasta scala
L’inchiesta ha analizzato 317 prodotti di 70 marchi, acquistati in oltre 60 punti vendita tra supermercati, discount e negozi specializzati nei primi sei mesi del 2024.
Il campione comprende principalmente piatti (57%), bicchieri (27%) e posate (12%). Un aspetto critico emerso riguarda l’etichettatura: il 38% degli oggetti esaminati non riporta alcuna indicazione sul numero massimo o consigliato di riutilizzi, rendendo impossibile stabilirne la reale durabilità.
Di conseguenza, questi prodotti vengono spesso impiegati come classici articoli usa e getta, in netta contraddizione con lo spirito della Direttiva SUP.
Etichettatura fuorviante e greenwashing
Molti prodotti presentano diciture ambigue come “riutilizzabile”, “lavabile”, “eco”, “amico dell’ambiente” o “biodegradabile”, senza alcun riferimento a standard tecnici, test effettuati o certificazioni. Il report evidenzia casi di piatti in plastica rigida venduti come riutilizzabili ma privi di istruzioni di lavaggio o di indicazioni sul numero di utilizzi. Altri esempi includono posate etichettate come “lavabili in lavastoviglie” che, al primo lavaggio, subiscono deformazioni o perdita di colore, e bicchieri venduti come “sostenibili” solo per via di una colorazione verdognola, scelta puramente estetica per evocare naturalità.
Queste strategie di marketing ingannevole generano un falso senso di sostenibilità, inducendo i consumatori a credere di fare una scelta ecologica quando in realtà acquistano prodotti a uso singolo mascherati da riutilizzabili.
La mancanza di una normativa chiara secondo il report di Legambiente
Un altro problema evidenziato dal report di Legambiente è l’assenza di una definizione normativa chiara del termine “riutilizzabile”. Né la Direttiva SUP né il decreto legislativo italiano di recepimento (DLgs 196/2021) stabiliscono criteri tecnici univoci per determinare la reale riutilizzabilità di un prodotto. Questo vuoto normativo consente la diffusione di stoviglie in plastica rigida o semirigida vendute come “green” o “ecologiche” senza alcun fondamento tecnico o ambientale.
La mancanza di regole chiare e l’inganno ai danni dei consumatori non solo ostacolano gli obiettivi ambientali, ma danneggiano anche il settore delle alternative sostenibili. Le stoviglie riutilizzabili in bioplastica compostabile, che rispettano pienamente la normativa SUP, rischiano di essere marginalizzate da prodotti più economici e meno regolamentati.
Le richieste di Legambiente
Per contrastare questa problematica, Legambiente chiede una normativa più chiara che stabilisca parametri precisi per la “riutilizzabilità” dei prodotti, includendo test di laboratorio, soglie minime di resistenza e un numero minimo garantito di lavaggi. Inoltre, ritiene fondamentale rafforzare i controlli sul mercato per contrastare il greenwashing e le etichette fuorvianti. Infine, invita le aziende a un impegno concreto per garantire una comunicazione trasparente e basata su dati verificabili.
Il ruolo dei consumatori
In attesa di interventi legislativi più incisivi, anche i consumatori possono contribuire scegliendo prodotti realmente sostenibili. Privilegiare stoviglie in metallo o ceramica per il riuso vero e optare per il compostabile certificato dove necessario (ad esempio, in mense e sagre) sono azioni concrete per ridurre l’impatto ambientale.
Il report di Legambiente suona un campanello d’allarme: senza regole precise e controlli rigorosi, la lotta alla plastica monouso rischia di essere vanificata. È il momento di fare chiarezza e agire per un futuro davvero sostenibile.